Stefano Accorsi
"Il nuovo volto del cinema italiano"

Stefano Accorsi viene da Bologna, come Enrico Brizzi, non lontano dal "borgo" di Ligabue. Ed è proprio grazie a questi emiliani doc che inizia il suo

successo. Primo film: "Jack Frusciante è uscito dal gruppo", dal romanzo di Brizzi (a dire il vero si tratta di un' "operina" cinematografica più semplice della desolata poesia giovanile del libro). Poi, con "Radiofreccia", l'esordio cinematografico di Ligabue, Accorsi fa centro. Diventa il volto simbolo per quei giovani che
cominciano a non sentirsi più tali, di una generazione in crisi perfino nei propri sogni. Lui ne esprime il disagio a meraviglia, con un sorriso dolcissimo. In "L'ultimo bacio" di Gabriele Muccino si trova circondato ancora una volta da trentenni come lui, a partire dal regista, a interpretare un personaggio di cui condivide un poco dubbi e paure. "La nostra generazione tende a rendere le responsabilità sproporzionate, a vivere ogni situazione in una proiezione futura. Nella generazione dei miei genitori si viveva di più al momento.
Sì, sto dicendo "cogli l'attimo", cose banali, ma il fatto è che tutto ci precede sempre un po'." "Ma il lavoro con registi e attori della tua generazione ti fa sentire a tuo agio?" "E' bello lavorare con un regista della tua età, ci si capisce, anche i gusti cinematografici sono simili, anche se non ci diciamo in partenza: ecco, ora facciamo il film generazionale. Naturalmente, con "Radiofreccia" è stata un'esperienza atipica, oltre che umanamente notevole, trattandosi di un cantautore che si è prestato alla regia".

"E con Nanni Moretti?" "Moretti è un perfezionista maniacale, ma non un tiranno. Ho sempre desiderato lavorare con lui, ho visto tutti i suoi film". Nel toccante, autenticamente doloroso "La stanza del figlio" Stefano Accorsi ha infatti una parte minore, anche se di spicco per la sua personalità (è un maniaco sessuale, paziente dello psichiatra Moretti). E un altro regista di cui parla con ammirazione, per via del suo carattere meraviglioso, è Ferzan Ozpetek, turco d'adozione italiana, che con "Le fate ignoranti" gli ha offerto uno dei suoi ruoli più belli. "Ferzan è un regista delicato ma con una grande forza, che riesce a farti sembrare tutto facile. E la storia è bellissima." Un'altra storia di dolore vero, anche se alleggerito dal sorriso, che racconta il superamento di un lutto condividendone la sofferenza. Magari trovando comprensione in una "seconda famiglia" eccentrica quanto assurda, e innamorandosi del proprio rivale. Stefano Accorsi, per la prima volta in un ruolo gay, e Margherita Buy offrono un'interpretazione straordinaria e sensibile in quello che è, a mio giudizio, il film rivelazione dell'anno. Intanto il momento magico continua. Ci sono il passato, la Storia, il film in costume, il fascino di un personaggio come Giacomo Casanova nel film TV di Giacomo Battiato che si sofferma sugli anni giovanili del celebre seduttore (a differenza di Fellini che immortalò un Casanova in declino e carico di rimpianti). Circolano voci anche su un nuovo sceneggiato da "I promessi sposi" che vorrebbe Accorsi nel ruolo di Renzo, nuovamente in coppia con Giovanna Mezzogiorno, sua partner in "L'ultimo bacio" e nella vita reale, ma al momento il set televisivo è quello veneziano del Giovane Casanova. Appena terminati i set all'estero, dal Portogallo di Maria de Medeiros con "Capitani d'aprile" all'Inghilterra di Blair con "Tabloid TV". "Si tratta di un thriller psicologico molto forte, in cui si parla di TV in modo molto critico, dove sesso e cocaina compaiono senza censura e senza pudori. Io interpreto un calciatore italiano che gioca a Londra e che ama la bella vita". "Il lavoro all'estero si discosta molto dal nostro modo di fare cinema?" "In questo caso il set non era molto diverso perché ancora una volta mi sono trovato tra gente della mia età. Non ambisco invece all'America. Penso che Hollywood sia una di quelle macchine che ti schiacciano". Beh, cinque film e uno sceneggiato in un anno non è male come bilancio!